Psicologia della Salute

CONVIVERE CON UNA MALATTIA CRONICA 
Le malattie croniche, pur differenziandosi tra loro per quanto riguarda cause, organi interessati, decorso e sintomatologia, sono accomunate dalla necessità, da parte della persona che ne soffre, di adattarsi al nuovo stato, fisico e psicologico, che la malattia comporta.
Al fine di raggiungere un migliore benessere personale, è importante affrontare la nuova condizione di vita, gestendo i cambiamenti fisici che la malattia propone e adottando nuovi stili di vita.
Un buon adattamento alla malattia, da un punto di vista psicologico, comporta il riconoscimento e l’elaborazione dei vissuti che accompagnano la diagnosi. Un altro passo importante è riconoscere i limiti che la malattia impone ed integrare la malattia nella propria identità personale.
L’intervento psicologico , la cui utilità in questo ambito ha evidenze scientifiche, partendo da un’attenta valutazione della situazione psicologica, del grado di consapevolezza di malattia e delle risorse della persona, si pone i seguenti obiettivi:
– contenere i sintomi di sofferenza psicologica;
– modificare comportamenti a rischio che potrebbero influenzare negativamente le condizioni psicofisiche generali;
– promuovere il processo di accettazione e di adattamento alla nuova condizione di vita;
– potenziare le risorse psicologiche personali per affrontare in modo più funzionale la propria situazione;
– favorire l’aderenza ai piani di cura;
– sostenere la partecipazione attiva della persona alla sua vita, aiutandola a ricostruire un senso per l’’esperienza che sta vivendo e ad adottare modalità più funzionali di essere ed agire.

LA PROSPETTIVA DEL CAREGIVER
L’adattamento alla malattia cronica è un obiettivo che coinvolge non solo la persona che riceve la diagnosi, ma l’intero contesto famigliare. Infatti, in misura diversa a seconda delle malattie, la famiglia potrebbe trovarsi a dover modificare alcune abitudini, convogliare risorse, apportare sostegno fisico e/o psicologico e, in alcuni casi, dover modificare alcuni ruoli. La necessità di cambiare in maniera drastica lo stile di vita, il carico oggettivo legato agli aspetti pratici della cura, il peso emotivo-psicologico dell’esperienza, così come il senso di responsabilità percepita nei confronti della persona assistita sono fattori che possono portare il caregiver a sentirsi così sopraffatto da trascurare il proprio benessere fisico, mentale ed emotivo. In questi casi, i familiari possono trovarsi a vivere un intenso malessere; alcuni segnali di disagio possono essere: alterazioni del sonno, disturbi cognitivi (attenzione, concentrazione, memoria), abbassamento del tono dell’umore, sintomatologie ansiose, facile irritabilità, isolamento dagli amici e ritiro dalle attività che prima facevano sentire bene, problemi di salute.
L’obiettivo di un intervento psicologico, anche per i familiari, è l’adattamento alla nuova realtà, alle mutate condizioni di vita e ai ritmi imposti dalla malattia e dal trattamento. Una terapia psicologica può essere un valido strumento per:
– contenere i sintomi di sofferenza psicologica, regolare le emozioni, diminuendo i livelli di stress e il rischio di burnout;
– promuovere il processo di accettazione e di adattamento alla nuova condizione di vita, favorendo la creazione di nuove modalità di organizzare l’esperienza della malattia;
– potenziare le risorse psicologiche personali per un funzionale adattamento alle nuove condizioni della vita;
-esplorare l’esperienza di malattia vissuta dai caregiver e i cambiamenti identitari in relazione a questa;
-ricercare modi di essere e modalità relazionali adattive nei confronti della persona assistita, anche in relazione alle problematiche legate alla malattia.